Abbiamo il diritto di non essere negativi

Alti e bassi: chi non ne ha? Eppure quando tocca a noi è piuttosto difficile accettarli con tale saggezza.

Attenzione, non è detto che preferiamo gli alti ai bassi (parlo di umore e non di centimetri, beninteso). Questo è un luogo comune.

Anche se consideriamo logico preferire il buonumore al cattivo umore, talvolta sacrificare il cattivo umore a favore del buonumore sembra una sfida insormontabile.

Ho ben impressa in me la memoria di giornate nere in cui mi si sono presentate diverse occasioni per tornare a galla, eppure non ho mosso un dito per farlo. Perché?

Perché ero estremamente affezionato alle mie negatività.

Non sto dicendo che non si possa avere qualche volta la luna storta. Avere reazioni di rabbia, tristezza o paura trovo sia umano, ma la reiterazione di questi stati genera una fanghiglia deforme che non ha nulla di fisiologico. A volte mi capita di confonderla con la sincerità, cioè mi permetto di essere negativo perché ritengo sia giusto così, essere cioè sincero con me stesso.

Eppure c’è una frase che in questo momento trovo illuminante, ed è la prima di due derivanti dalla tradizione della Quarta Via da cui attingo a piene mani. Ovvero:

Abbiamo il diritto di non essere negativi

Beninteso, questa frase assume senso solo nel momento in cui sussiste un altro corollario, molto più duro, cioè:

Sono io l’unico responsabile delle mie negatività

Benché possano essere stati eventi esterni i veicoli del mio cattivo umore, è interessante porsi questa domanda: perché di fronte al medesimo evento certe volte reagisco male ed altre no?

L’esempio più classico: qualcuno mi taglia la strada. Questa volta inveisco oppure rimango indifferente? Da cosa dipende se faccio una o l’altra cosa?

Mentre trovo sia piuttosto comprensibile la prima massima secondo la quale il fatto di non essere negativi sia un nostro diritto, credo che la seconda richieda alcune spiegazioni.

Sì, perché messa così «sono io l’unico responsabile delle mie negatività» potrebbe suonare come sinonimo di «sono io l’unico colpevole delle mie negatività». Assolutamente no. Dalla colpa non c’è salvezza. Dalla responsabilità c’è invece possibilità di maturazione. Se mi rendo cioè conto che a partire dalle mie forme di pensiero posso indirizzarmi verso un cambio di stato, ecco che se penserò di essere colpevole delle mie negatività non muoverò un dito. Se invece riterrò di esserne responsabile, potrò mettermi di fronte alla cruda realtà: sono o non sono maturo a sufficienza – in questo momento – per prendermi piena responsabilità del mio stato d’animo?

Trovo che l’atto più duro da riconoscere in un processo di maturazione sia quello di riconoscere come ciò che fa l’altro è responsabilità sua, come reagisco io è piena responsabilità mia.

D’altronde questa è una delle forme di libertà più alte che io conosca.

Di che libertà potrei mai parlare altrimenti se riconducessi qualsiasi cosa mi accade ad eventi esterni? Entrerei nel girone dei lamentoni da cui non c’è speranza di uscita, di cui ho già parlato altrove.

Conosco tre modi principali per uscire dalle negatività:

1 – Sfinirmi finché non succede qualcosa che mi porta a cambiare stato. Ci dormo sopra una-due notti e la bilancia si sposta dall’altra parte. Scelta non consigliata.

2 – Circondarmi di persone che sappiano richiamare in me determinati stati d’animo senza che io li tratti da gabinetto (o loro da gabinetto a me). Chi trova un amico trova un tesoro diceva qualcuno, ed in questi casi è proprio bene dirlo. Scelta raccomandata.

3 – Ingaggiare una lotta con me stesso. Questa è l’opzione più complicata ma che a mio avviso può condurre ad una reale trasformazione. Trasformazione è una parola straordinaria, di cui parlerò in altre occasioni. Questa lotta va condotta con saggezza: ci sono battaglie che so di non poter vincere, e allora meglio lasciar stare, mentre devo essere ben desto nel riconoscere quali sono quelle da ingaggiare. Altra scelta raccomandata.

 

In fin dei conti il punto 1 è uno spreco di tempo ed energie: quali esperienze avrei potuto vivere invece di transitare così a lungo nelle negatività? Chi ho rischiato di contagiare, chi ho trascinato giù con me, quali scelte sbagliate ho preso?

I punti 2 e 3 hanno tutta un’altra qualità e sono strettamente collegati tra loro: l’aver nutrito amicizie che sappiano supportarmi e richiamare quelle parti di me più preziose solo stando alla loro presenza ha un valore inestimabile. Non accade da sé. È frutto di un lavoro intenzionale ed è una prova tangibile di aver conseguito un risultato nel lavoro su di me.

2 commenti
  1. Avatar
    Fosco Matteini dice:

    Caro Luca, mi trovo propio in una fase della vita dove le negatività sopratutto notturne mi sopraffanno fino a togliermi il respiro, che buffo no. Quello che scrivi sulla responsabilità è vero lo sento che sono io a provocarmi queste reazioni.
    Prendo coscienza che ho Diritto di non rotolarmi nel fango delle negatività.
    Ti ringrazio e ti abbraccio. Fosco

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      Luca Giorgetti dice:

      Ciao Fosco! Perdonami ma ho visto solo ora il tuo commento. A volte mi sembra che tutti gli sforzi e le conoscenze accumulate fino ad oggi non mi siano di alcuna utilità di fronte alle nuove situazioni, e mi viene da dire che forse non ho remato nella direzione giusta. Credo però che più si va avanti più è l’esperienza a precedere la teoria, nel senso che ciò che accade di nuovo ci tocca prima nell’essenza e poi nella personalità, la quale arriva in un secondo momento ad appianare tutto. Quindi in bocca al lupo per questa tua nuova fase di trasformazione, che sono sicuro sarà fonte di inestimabile ricchezza!

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