Considerazione interiore

In una fresca e soleggiata mattina di gennaio, mi ricordo improvvisamente di me in auto, dopo aver parcheggiato.

Ho trovato la mia emozione ricca di soddisfazione per aver trovato un posto abbastanza comodo, mentre la mente era intenta a valutare come questa soddisfazione non fosse altro che una reazione. Il tutto, come spesso mi accade, innescato da desideri istintivo/motori. Cosa era appena successo? Qual era il fenomeno in corso?

Porto-Barche

 

Mentre giravo tra le vie di Cesenatico per trovare un parcheggio, i miei centri stavano prendendo un’ottava discendente, come tipicamente accade di fronte a una frustrazione priva di attenzione divisa. “Non c’è posto per me”, “forse non era la mattinata giusta per fare questa commissione”, “guarda quello là che fortuna ha avuto: è arrivato dopo di me e ha già trovato un posto” e così via. Tuttavia, proprio nel bel mezzo di questo dialogo interiore, una macchina è uscita ed ho potuto parcheggiare. Questo rapido capovolgimento della situazione mi è servito da shock per far penetrare un raggio di luce nel buio della mia considerazione interiore, secondo la quale l’universo deve ruotare intorno ai miei piccoli capricci.

Quel semplice raggio ha disgregato quella complessa macchinazione che stava avendo luogo del tutto inutilmente.

Nell’uomo ordinario, l’atteggiamento esteriore deriva dall’atteggiamento interiore. Quando sento che l’altro è gentile, allora anch’io sono gentile. Ma questi atteggiamenti dovrebbero essere separati. Internamente, dovremmo essere liberi dalla considerazione; invece all’esterno dovremmo andare molto più in là di quanto abbiamo fatto finora.

Vedute sul mondo reale

Un’altra situazione accaduta un’oretta dopo è un altro buon esempio di quanto mi è facile inciampare nella considerazione interiore.

Risalito in macchina dopo aver sbrigato qualche commissione, ecco che intuisco che una signora ha necessità di attraversare la strada sulle strisce pedonali. Rallento, mi fermo e colgo l’occasione per scambiare un sorriso. Riparto e cento metri dopo si ripresenta la stessa situazione, ma me ne accorgo solo dopo aver passato le strisce pedonali. Ho provato subito rimorso. Ho guardato nello specchio retrovisore ed ho notato che, presumibilmente, i due passanti che avevo ignorato sono rimasti indifferenti alla mia svista. Cos’era successo in me, dunque? Invece di prendere semplicemente atto di quanto avvenuto, avevo considerato il mio fallimento, caricando di giudizio l’accaduto. Avevo nuovamente considerato interiormente.

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L’attrito generato da questo chiacchiericcio è stato dissolto dalla semplice osservazione e da una risata, ottimo antidoto quando ci prendiamo troppo sul serio!

Concludo con questa citazione che mi sforzo di utilizzare come bussola, quando me ne ricordo, nel relazionarmi con il prossimo:

“Sforzati sempre e in tutto di ottenere allo stesso tempo l’utile per gli altri e il dilettevole per te”

G. I. Gurdjieff

 

 

2 commenti
  1. Stefano dice:

    Caro Luca, confermo che una bella risata aiuta molto nelle dinamiche di autosservazione, soprattutto quando i vari rimorsi bussano alla porta.

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    • Luca Giorgetti
      Luca Giorgetti dice:

      Ciao Stefano, grazie del tuo intervento. Il rimorso è bene che rivesta la sua funzione di messaggero e non certo di padrone!

      Rispondi

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