Enneatipo 1

Nasreddin era solito concedersi rare pause dal suo duro lavoro quotidiano. Nel villaggio era noto per la sua grande diligenza, il suo impegno e la sua devozione alle più alte cause della società. Dedicava anima e corpo ai suoi grandi ideali. Sapeva però che per il proprio benessere era necessario sospendere di tanto in tanto le attività, dunque si recava al mercato per svagarsi. In queste occasioni non era mai da solo. Si spostava insieme al suo pappagallo di compagnia, rigorosamente adagiato sulla sua spalla. Si dà il caso che l’animale avesse imparato qualche parola che non mancava di ripetere all’infinito: “Cosa ti avevo detto?”, “Devi fare attenzione!”, “Stai composto!”, “Sorridi!”, “Non fare cattivi pensieri!”, “Chi fa da sé fa per tre!” e così via. Chiunque lo incontrasse aveva il sospetto che fosse il pappagallo a portare a spasso Nasreddin e non viceversa. 
In una bella notte di luna piena, una guardia sorprese il nostro Mullah sgattaiolare trafelato tra le vie. Sospettando qualcosa di losco, decise di seguirlo di nascosto. Ben presto si ritrovarono lontani dalla zona abitata, in mezzo al verde. Con sua somma sorpresa, la guardia trovò Nasreddin a gridare a squarciagola ingiurie confuse e a tirare pugni contro gli alberi, come una furia. Questi, non accortosi di essere visto, ben presto si ricompose e si avviò verso casa, parlando tra sé e sé: «Ecco, ora posso tornare da quel dannato uccellaccio!»

Le cose si fanno bene o non si fanno. Questo è un motto imprescindibile per un Uno, che non può fare a meno di essere in guerra quotidianamente con quel “dannato uccellaccio”.

Ha in sé una vocina che gli ricorda continuamente cosa dovrebbe fare, in quali tempi e soprattutto in quale modo. Questa dice che è brutto essere giudicanti, ma a volte è impossibile farne a meno. Inoltre, chi fa da sé fa per tre: ma perché gli altri non si mettono di altrettanto impegno? È giusto farlo o no? Sorrido o esplodo? Questi alcuni esempi degli opposti in cui si trova calato questo enneatipo. Inoltre, come dare torto a questa vocina se tutto sommato ha ragione? Per via di tutto questo furioso dialogo interiore, si dice che l’Uno ha la guerra in casa.

È una personalità in genere molto attiva, sensibile agli sforzi che compie e desidera che questi gli vengano riconosciuti. È in costante lotta per migliorarsi, dunque non manca di aiutare anche le altre persone nello stesso compito, per questo spesso si scontra con una scomoda realtà: gli altri non sembrano così interessati a fare progressi. Questa attitudine al miglioramento ha reso un Uno estremamenet sensibile agli errori: questi tendono ad infastidirlo facilmente e ad occupare buona parte della sua attenzione. Ecco perché ho inserito di proposito un errore di battitura nella frase precedente. È difficile che un Uno se lo sia lasciato scappare. L’unica occasione in cui una svista del genere può passare inosservata e senza ripercussioni, è nei (rari) momenti di svago che questo enneatipo è disposto a concedersi.

Un Uno è un ottimo organizzatore, sa come gestire il tempo (anche se sembra non bastare mai), il denaro, gli spazi, le persone, gli impegni… e così via. Ogni ambito è un indaffaramento. Si addossa tutti gli incarichi e responsabilità che la vita gli presenta, facendo la fine di Atlante, destinato a sorreggere il mondo sulle spalle. Se per caso decidesse di riposarsi e lasciare perdere, cosa succederebbe? Questa è una domanda potrebbe porsi ed inevitabilmente la risposta che si darà, sarà raffigurabile con l’immagine del mondo allo scatafascio.

Vuol essere una persona a modo, disponibile, cortese. Impeccabile è forse la parola più azzeccata, ma ogni Uno saprebbe sicuramente trovare un sinonimo a lui più congeniale. L’essere “senza pecche” è una necessità importante per essere all’altezza delle grandi aspettative che ha da sé. Egli si trova nei panni di chi deve portare la perfezione in questo mondo imperfetto. Come è possibile avere successo in una sfida così ardua? Ecco da dove nasce il suo pesante senso di frustrazione, che spesso fuoriesce in esplosioni di rabbia, di cui si pente e per le quali si sente profondamente in colpa. Il suo lato emotivo, sensibile, tenero, poetico, viene tenuto ben nascosto al di sotto di una cortina impenetrabile di rigidità e di logica.

Desidera essere il primo ad incarnare gli alti ideali a cui attinge per stabilire il suo modello di vita. Tra le parole più usate, il primato è rappresentato da “devo”, “devi”, “dobbiamo”.

[tratto da: Enneagramma, i Nove abitanti della Terra]