Enneatipo 2

Al termine del Ramadan, ad Akchehir, si teneva ogni anno una grande festa detta Bayram, in cui veniva celebrata l’abbondanza. Sontuosi banchetti e pregiate delicatezze venivano messe a disposizione della collettività. Nasreddin dedicava anima e corpo per l’occasione e le sue prelibatezze erano note a tutti. Era felicissimo di dispensarne a chiunque si recasse al suo banchetto.

Puntualmente, ogni anno, un suo amico passava di lì. Era un mercante solito rientrare alla sua dimora ad Akchehir proprio alla sera dell’ultimo giorno del banchetto. Ogni volta aveva poco tempo da dedicare alla festività, poiché era ormai terminata, ma non si negava una passeggiata tra le vie in festa. Il caso voleva che non incontrasse mai Nasreddin e che dovesse andare a salutarlo sempre la mattina dopo a casa sua, dove veniva accolto con grande riguardo. Non si era mai spiegato il motivo e nemmeno intendeva domandarlo al suo compare, ma un bel giorno una coincidenza portò chiarezza nel loro rapporto.

 Avvicinandosi al banchetto di Nasreddin, incrociò palesemente lo sguardo dell’amico e, in quattro e quattr’otto, lo vide sbaraccare e levare le tende in fretta e furia. Colpito dalla scena, decise l’indomani di sottoporgli la questione.

«Mio caro amico del cuore» esordì «ieri sera ho notato un tuo atteggiamento che non ho saputo spiegarmi. Perché mi hai evitato in quel modo?»

Preso dallo sconforto, il Mullah rispose a voce sommessa: «Sono mortificato, ma avevo già esaurito i miei dolciumi migliori».

Un Due abbraccia a piene mani l’abbondanza della vita e non si fa sconti nel donarla al prossimo. Ama il contatto, le relazioni sociali, è un buon interlocutore, spesso allegro e gioviale.

Questo enneatipo sembra avere un sorriso per tutti, conosce le esigenze degli altri meglio delle proprie e vuol farsi trovare presente quando qualcuno è in difficoltà o ha bisogno di qualcosa. È forte di una grande sensibilità che viene messa in gioco per adattarsi all’interlocutore, coccolarlo, compiacerlo. Questo atteggiamento può portarlo a dare talvolta l’impressione di voler sedurre l’altro, quando in realtà si tratta di un modo di fare spontaneo e privo di malizia che spesso viene però frainteso. Da parte di un Due, c’è sempre un complimento sincero in serbo per ognuno di noi.

Gli viene naturale tendere la mano, accogliere e rendersi disponibile. Ma allora come mai Nasreddin va a nascondersi alla vista del suo amico quando questo sta per presentarsi al suo banchetto ormai sgombro? Il racconto ci parla di una modalità tipica che usa il Due per intessere le sue relazioni: io do a te, tu dai a me. Do ut des. Purtroppo, chi riceve dal Due non sembra mai disposto a dare indietro quanto ha ricevuto, creando situazioni di insoddisfazione. Identificandosi nel ruolo di chi ha sempre dato e continua a dare senza ricevere niente in cambio, nemmeno quell’unica volta in cui si decide a chiedere qualcosa, gli sembra che tutti i rapporti siano impari, specie quelli di un certo valore. Il motivo a monte di questo malessere (che spesso viene represso e quindi non percepito) lo troviamo nel racconto: Nasreddin si presenta solo quando ha qualcosa da dare. Effettivamente, i rapporti sono impari proprio perché già nascono come tali, cioè con qualcuno che dà (il Due) e qualcuno che riceve. Un rapporto alla pari sembra veramente difficile da instaurare poiché inizialmente ognuno di essi sembra equo, ma solo fin quando il Due non vede deluse delle aspettative che nemmeno sapeva di avere.

Per un Due l’affetto è fondamentale. È così importante da avergli fatto escogitare metodi per “andare a prenderselo”, per quanto questi metodi vengano applicati inconsciamente e (quasi) sempre in buona fede. Oltre a quelli già descritti, ricordiamo anche il prestare tante attenzioni, ricordarsi le preferenze della persona in questione, essere disposto a grandi sacrifici in termini di tempo e sforzo. In tutto questo, qualcuno potrebbe accusarlo di essere un po’ invadente o, talvolta, addirittura manipolatore. Scavando un po’, un Due troverà al di sotto di questo meccanismo la paura dell’abbandono.

Nell’indaffaramento dovuto al protendersi continuamente verso gli altri, rimane pochissimo tempo da dedicare a se stessi: le necessità altrui vengono messe al primo posto e le proprie esigenze vengono continuamente represse.

[tratto da: Enneagramma, i Nove abitanti della Terra]