Enneatipo 8

Un giorno, Nasreddin cavalcava un mulo che ad un certo punto si mise a correre.

Non riuscendo ad arrestarlo, prese, malvolentieri, un’attitudine passiva.

Gli capitò di incontrare un conoscente che lo interpellò:

«Nasreddin, ma dove vai a quell’andatura?»

Il Mullah, che nel frattempo si era un poco allontanato, gridò: «Dovunque mi voglia portare quest’animale!»

 

Un enneatipo Otto ha preso una decisione ancor prima di averci riflettuto. Riconosce facilmente ciò è giusto e ciò che è sbagliato, anche se le sue argomentazioni potrebbero non risultare particolarmente logiche per i suoi interlocutori.

È il suo mulo a decidere dove andare e perché, mentre chi lo cavalca raramente viene chiamato in causa. In questa storia l’animale è l’istinto, Nasreddin è la ragione. Questa personalità prima agisce, poi riflette.

In qualsiasi contesto sembra avere una propria posizione precisa e la sostiene con sicurezza, quasi a costringere l’altro a dover per forza a schierarsi dalla sua parte o dall’altra. La sua opinione è sempre nitida, mai fumosa, spesso avanzata con determinazione e desiderio di sfida, se non di provocazione. Tuttavia questo atteggiamento è limitato alle situazioni che gli interessano: le principali sono il controllo, il potere, la giustizia.

Un Otto ritiene di non potersi permettere di essere debole. È estremamente sensibile ai ruoli rivestiti dalle persone e la sua attenzione si volge rapidamente a domandarsi chi sia a detenere il controllo in una determinata occasione. Una volta trovato, non può fare a meno di metterlo in discussione (apertamente o meno), cercando di saggiare la sua capacità di leader. Non vuole per alcun motivo finire sotto il controllo di qualcuno che a suo avviso non è in grado di esercitare il potere, dunque non si risparmierà dallo scovarne i punti deboli ed attaccarli.

Tutte queste valutazioni si svolgono solo parzialmente a livello mentale o conscio. Le conclusioni arrivano quasi tutte dalla pancia ed una volta tratte è troppo tardi per tornare indietro. Ciò che segue è solo il tentare di giustificare il perché di una certa decisione, sempre che sia ritenuto necessario.

Nasreddin si arrende alla decisione dell’animale di portarlo dove gli pare: non saprebbe come comunicargli di fermarsi.  Un Otto, ossessionato dall’avere in pugno la situazione, ha però grandi difficoltà ad avere il controllo su se stesso. Questo lo si nota dalle reazioni esagerate nei confronti delle altre persone, le quali spesso rimangono schiacciate dalla sua violenza (verbale ma anche fisica).

Quando le discussioni si infiammano eccessivamente e si concludono malamente, egli potrebbe ripresentarsi dopo qualche tempo senza comprendere il malumore della persona con cui aveva discusso. Quasi a manifestare una negazione rispetto a quanto appena capitato, un Otto sembra essere in grado di dimenticare rapidamente un colpo subito. Una parola che usa molto è “no”. Questo è il metodo che adotta per non sentirsi ferito nei sentimenti: a quella che rischierebbe di essere una sua debolezza, reagisce manifestando ulteriore forza. Questo dà luogo ad una notevole capacità di sopportazione del dolore, ma al tempo stesso ad una callosa insensibilità su tutti i fronti: emotivo, fisico, mentale.

Il conflitto non è mai un problema, anzi, è il momento della verità. Finalmente qui tutti giocano a carte scoperte e tirano fuori quello che pensano realmente. Altre volte lo scontro assume quasi l’aspetto di un passatempo o di un modo per incanalare la frustrazione dettata dalla noia e dalla mancanza di una lotta da ingaggiare. Qualsiasi frivolezza rischia di diventare un campo di battaglia e una caccia al colpevole: il mondo è stato ingiusto con lui, dunque ogni occasione è buona per cercare di pareggiare i conti.

[tratto da: Enneagramma, i Nove abitanti della Terra]