Enneatipo 9

Nasreddin era solito avere numerosi interessi e passioni, ma questi lo portavano a creare degli attriti con la sua famiglia.

«Smettila di perdere tempo!» gli veniva detto.

Soffrendo per tutto questo, si rivolse ad un oscuro stregone di cui aveva sentito parlare, il quale si vantava di saper risolvere ogni problema. Ascoltata la sua storia, questi gli diede un libro portentoso: lo avrebbe risparmiato da tutti i conflitti. Doveva scrivere su ogni pagina il motivo di ogni contrasto, strapparla e darle fuoco. Il potere dell’oggetto gli avrebbe donato la capacità di sorridere a suo piacimento e di andare d’accordo con tutti, evitando ogni motivo di discussione.

Nasreddin corse a casa e non esitò a far uso di quella pericolosa meraviglia.

Qualche tempo dopo, un suo amico lo incontrò per strada. Trovandolo così sorridente, lo salutò calorosamente e gli chiese: «Ehi, Nasreddin, oggi ti vedo davvero bene. Che succede?»

Senza scomporre il suo sorriso, il Mullah gli rispose: «Non sto esistendo».

 

Un enneatipo Nove ha dimenticato e dimentica se stesso. Sente che per qualche motivo, spesso nemmeno individuabile, egli viene per ultimo. Sostiene che al mondo non cambierebbe granché se lui esistesse o no, dunque ritiene di avere poca importanza.

Ha sempre percepito i propri bisogni come secondari rispetto a tutti quelli degli altri, dunque ha imparato a non percepirli. Sin dall’infanzia, non appena percepiva attriti, ha sempre fatto ciò che poteva per evitare che questi si infiammassero. In genere, si trattava di annullarsi per permettere che le cose non peggiorassero. Se si chiedesse ad un Nove che cosa desidera, probabilmente risponderebbe che ha già tutto ciò che vuole, oppure prenderebbe in prestito i desideri di qualcun altro, poiché gli è molto difficile esprimere preferenze o prendere decisioni.

Evita a tutti i costi di entrare in conflitto col prossimo. Conosce una serie di strategie che lo rendono in grado di non generare contrasti con gli altri e di permettere alle persone di far pace ma, proprio come per il nostro Nasreddin, il prezzo da pagare per una tale capacità è molto alto: togliere di mezzo la propria opinione, i suoi sogni, se stesso. Per questo motivo può talvolta avere la sensazione di stare vivendo la vita degli altri o di non vivere affatto.

I suoi desideri vengono sostituiti con un loro surrogato, il quale assume l’aspetto di un profondo interesse o passione che però in realtà serve per non pensare. Ad un Nove riesce difficile distinguere ciò che è importante da ciò che è secondario, ciò che gli piace da ciò che non gli piace. Potrebbe lavorare tutto il giorno per qualcosa che (senza saperlo) non ama affatto, oppure potrebbe spendere ore e ore a collezionare oggetti, o ancora di fronte ad un computer per riempire il suo tempo libero, pretendendo che tutto questo sia la sua vita o la sua passione. In realtà si sta narcotizzando. Proprio come una persona che soffre necessita di antidolorifici, questa personalità non vuole e non sa cosa significhi guardarsi dentro perché sarebbe come smettere di anestetizzarsi. Teme di non trovare nulla in sé, anzi, potrebbe anche esserci qualcosa di doloroso e per questo si perde nelle attività e nella routine.

Un enneatipo Nove ritiene di essere una brava persona. Desidera mostrarsi accomodante ed imparziale, vorrebbe andare d’accordo con tutti e non capisce come mai le persone si agitino tanto per delle cose che in fondo non hanno tutta quest’importanza. Ama tranquillizzare gli altri e dire loro che “passerà”. Ha un atteggiamento di sopportazione stoica della vita, come se questa non sia destinata a dare né troppe gioie né troppi dolori. Vive in un limbo tra esistenza e non esistenza.

A voler essere sempre buoni si finisce per mandar giù troppi bocconi amari, ecco dunque che la rabbia, quasi mai percepita, scoppia in manifestazioni anche fisiche, spesso molto violente. Non ha mai ottenuto nulla con essa, dunque non sa come gestirla. Vorrebbe non darle spazio, ma talvolta arriva la goccia che fa traboccare il vaso. Queste esplosioni sorprendono lui quanto chi gli sta vicino.

[tratto da: Enneagramma, i Nove abitanti della Terra]