Esercizi di consapevolezza applicata

Mai come questi giorni serve far lavorare la testa senza perdersi in conclusioni facili. Ho voluto toccare due temi, quello della famosa app Immuni e quello delle fake news.

 

App Immuni

La famosa app Immuni è ormai sulla bocca di tutti, quindi vediamo di fare chiarezza. Non voglio perdermi in un sacco di parole, lascio parlare chi è più esperto di me. Consiglio di andare direttamente al minuto 31 per cogliere il succo:

 

 

Dunque riassumiamo considerando due punti chiave:

  • Chi ha i tuoi dati?
  • Quali dati ha?

Risposte semplici:

  • Fino ad ora i tuoi dati li avevano certi enti privati (soliti Google e Facebook che prendiamo come esempio). Se uno di questi enti fa qualcosa di storto, tu puoi rivolgerti al tuo stato e sporgere denuncia. Ma se è il tuo stato a farne uso improprio (vedi: abuso di potere), a chi fai ricorso?
  • Fino ad ora abbiamo dato un sacco di dati, ma non quelli di un certo tipo (ovvero di chi abbiamo incontrato). Ma non c’è problema, diremo, perché è per salute pubblica. Errore! Questi dati raccolti non saranno disponibili unicamente per quanto concerne Covid, il che potrebbe anche essere un uso logico, ma rimarranno lì a disposizione a tempo indeterminato per qualsiasi scopo  il governo ne voglia far uso.

Ora, se qualcuno già ti ha già preso in prestito la bicicletta a tempo indeterminato, perché dovresti lasciare a qualcun un altro la tua automobile per pari tempo indefinito?

Il paragone coi beni materiali non regge, lo so: attualmente infatti i dati hanno valore maggiore del petrolio, come possiamo evincere da questo articolo.

Stiamo infatti cedendo qualcosa di maggior valore. E se questi dati hanno tutto questo valore, mi permetto di aggiungere una provocazione: se anche lo stato avesse tutte le buone intenzioni del mondo, saprebbe tenere al sicuro questi dati? Ripenso alle “divertenti” battute sull’INPS per i famosi 600€…

Il problema è sempre il solito: ragioniamo per sì e per no e non andiamo in profondità.

Dividi et impera significa piazzare le persone in due categorie:

App Immuni sì –> Bravo cittadino

App Immuni no –> Ribelle

E invece no. Il problema sta nel fatto che dentro quel “sì” ci sono delle cose che nessuna persona responsabile accetterebbe volentieri: ma per essere responsabili occorre essere consapevoli e per essere consapevoli occorre essere informati.

 

Fake news

 

Torno sul tema fake news perché merita. Anche qui faccio riferimento a questo servizio interessante che consiglio vivamente di leggere.

Capito? Uno stato che paga della gente per disseminare fake news. Anche il seguente servizio è estremamente interessante.

 

 

Queste sono notizie vecchie ma ora non possiamo più non tenerne conto, perché quando noi cerchiamo informazioni online, inevitabilmente terremo conto sia di notizie vere che di false per arrivare alle nostre conclusioni. E basta una piccola menzogna per capovolgere una verità.

E allora chi fa uso di queste fake news? A mio modesto parere è difficile pensare che siano un’esclusiva russa (e di certo non avranno smesso dopo essere stati beccati). Delocalizzare un “servizio” del genere è sin troppo facile. Il target delle fake news sono sempre cittadini, consumatori, persone insomma, e chiunque non si ponga tante questioni etiche ha interesse a pilotarne le scelte.

Per non parlare dei commenti: quanto ci facciamo influenzare dai commenti che troviamo sotto un qualche post? Ci piacerebbe definirci imparziali e capaci di ragionare di testa nostra senza ricevere influenze esterne, ma non è così: vi lascio qui un esempio di alcuni commenti a favore di una scelta estremamente impopolare da parte di un politico che ha richiamato torrenti di proteste, a cui si contrappongono pochissimi commenti a favore aventi questo aspetto:

 

O chi lo segue non è in grado di inanellare più di una frase dietro l’altra, o qui ha ricevuto un qualche “aiutino” (non per forza di origine sospetta come quelli sopra citati).

 


Concludo con un’osservazione. Questi commenti sono stati aiutati nel risalire come rilevanza proprio da chi voleva screditarli: più della metà delle reazioni ai commenti sono contrariate o divertite, ma questo cambia poco, il risultato è che sono più in risalto di altri ben ponderati e portatori di una visione più radicata e frutto di approfondimenti. Questo a dimostrazione del fatto che ciò che disprezziamo non va nutrito portandogli ulteriore attenzione. Occorre esserne consapevoli, ma favorire e nutrire qualcosa di propositivo e costruttivo, così come vorrei fosse recepito questo articolo: un’occasione per esercitare il pensiero, riprendere contatto con il concetto che abbiamo di valore e per prendere coscienza della nostra influenzabilità.

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