Fallire ed errare

Queste poche righe sono dedicate al concetto di fallimento, un fattore che può realmente permetterci non solo di poggiare nuovamente i piedi per terra, ma di entrare in contatto con il prossimo.

Ci sono diversi tipi di fallimento e per quel che ho potuto osservare nella mia esperienza, si differenziano a seconda di quali sono i desideri che ci muovono. Per questo faccio due distinzioni.

Un conto è parlare di fallimento, un altro è parlare di errore.

Fallimento deriva dal latino fallere, parola che ha a che vedere con l’inganno (si pensi alla parola fallace). Il fallimento rappresenta la caduta di una maschera, più precisamente di un autoinganno. Chiamo fallimento un insuccesso conseguente ad un evento che non nasce dalla propria iniziativa, ma dall’imitazione, dal voler dimostrare qualcosa, dal desiderio di avvalorare una qualche immagine che si vuol dare di sé. Il fallimento è conseguente, citando biblicamente, all’aver costruito sulla sabbia.

Molto diverso è invece errare. Errare assomiglia molto a eretico, ovvero colui che si discosta da un modello per seguirne uno proprio. L’eretico veniva arso vivo poiché… sceglieva. Ed è qui che ci caschiamo tutti, io in primis: ritenere che il modello da cui uscire sia solo quello della società, della famiglia, eccetera. Questo però non è altro che fallere che si traveste da errare: in altri termini, il modello da cui occorre uscire non è quello della società ma quello caratteristico dei propri automatismi, i quali, certamente, hanno origine esterne a noi.

ss.eb

A tal proposito, per sottolineare meglio il concetto, riporto uno dei passi che più mi ha colpito della lettura di Witness, di JG Bennett.

 

Dissi che non riuscivo a fidarmi di me stesso, e che temevo di dire la cosa sbagliata.
Ella (Madame Ouspensky) replicò: “Naturalmente non riesci a fidarti di te stesso; nemmeno riesci a fidarti di nessun altro. Vi è un modo solo di apprendere ciò di cui puoi fidarti in te stesso, ed è tramite le tue proprie azioni procedenti dalla tua propria intenzione. Quando imiti gli altri, non impari nulla di te, e non potrai mai divenire forte. […] devi prepararti e guadagnare la tua propria esperienza”.

 

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