L’attitudine verso le esperienze della vita

Tutto è iniziato con l’enneagramma. Sorprendentemente uno strumento scoperto da una persona vissuta in un altro tempo ed in un altro luogo era in grado di sapere su di me più cose di quante non potessi saperne io.

Da lì è cominciata la ricerca, perché avevo capito che fino a quel punto avevo vissuto al buio. Non che non avessi vissuto, ma sapevo così poco di me da non saper nemmeno imparare dai miei errori.


In questo viaggio in cui si sono susseguiti numerosi strumenti di conoscenza (MBTI, Leggi Biologiche, astrologia, …), ognuno mi ha permesso di conoscere qualcosa di nuovo di me. In questo momento posso rendermi conto di come questo genere di studi siano delle porte di ingresso verso una conoscenza più ricca e profonda di se stessi. Ma ognuno di questi rimane comunque un indizio, una spiegazione teorica che solo nel migliore dei casi indica e favorisce la possibilità di comprendere qualcosa di sé tramite l’esperienza. Senza questo ultimo passaggio lo sforzo di studiare è vano. Oggi posso dire che un buon strumento di conoscenza è quello in grado di favorire lo sviluppo di una buona attitudine interiore di fronte alle esperienze della vita.

Quest’ultima frase credo possa essere compresa solo se si è affrontata la sfida di mettere in pratica in prima persona ciò che insegnamenti più o meno antichi sembrano indicarci, ovvero che la vita è maestra. Tutti viviamo delle esperienze, ma non ci è data gratuitamente la possibilità di imparare da esse. Questa possibilità va acquisita e gradualmente sostituita ad attitudini quali la lamentela. La lamentela è una cosa morta. Sforzarsi di metterla da parte e farvi fronte è un duro lavoro, ma è vita.

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