La coppia è il sensore, non il problema

La famiglia è il luogo in cui per tacito accordo le barriere possono essere finalmente abbassate e quasi ogni aspetto di sé può finalmente venire alla luce.

Se così non è, probabilmente abbiamo imparato a mentire ancora meglio del necessario.

Sì, perché la necessità di non essere autentici l’abbiamo imparata in casa per poi traghettarla all’esterno, dove abbiamo imparato a perfezionarci per costruire maschere coerenti.

Ma per quanto sia relativamente facile reggere un gioco ad intermittenza – d’altronde con amici, al lavoro, in piazza, al bar ci passiamo un numero limitato di ore nell’arco della giornata o settimana – reggere invece il gioco anche in casa, dove finalmente le nostre barriere si allentano, diventa in breve tempo insostenibile.

Questo per dire che la nostra natura essenziale, ovvero il nostro modo di agire spontaneo e privo di interferenze della nostra personalità, emerge con maggiore facilità in casa.

Il nostro comportamento entro le mura domestiche è la migliore dimostrazione del nostro livello di essere: come trattiamo nostra moglie/marito, come ci interfacciamo coi genitori ed i figli – se li liquidiamo in breve o se dedichiamo loro attenzioni, dal momento che non c’è nessuna o quasi posta in gioco per la nostra personalità, ecco, tutto questo parla della nostra natura essenziale da più vicino. Non parlo della routine, parlo dei momenti più caldi e accesi.

Le migliori fotografie su noi stessi possiamo scattarle nei nostri capricci, pigrizie, pretese, ostinazioni, irresponsabilità ma anche atti di amore e accettazione che si svolgono entro le mura domestiche. Possiamo scoprire se siamo effettivamente in grado di vivere la nostra casa o se è più simile a una breve stazione di sosta tra un impegno e l’altro al di fuori di essa; possiamo scoprire se il nostro è un matrimonio di amore o di comodo; possiamo riconoscere se siamo lo specchio dei nostri genitori o abbiamo sviluppato la nostra individualità (quanto degli schemi appresi da loro riportiamo in casa nostra?); eccetera.

Purtroppo non tutti siamo ancora disposti a riconoscere la menzogna. Chiunque legga queste righe ha già sviluppato un interesse a conoscere sé stesso, altrimenti starebbe leggendo altro. Eppure conosco molti che si vergognano tremendamente all’idea di poter parlare o anche solo riconoscere in sé le menzogne. Menzogna non è solo quando sorridiamo ma vorremmo disprezzare, ma è anche quando ci ostiniamo a voler avere ragione quando siamo consapevoli di aver torto, e nonostante tutto continuiamo in quella direzione.

Menzogna è anche quando cerchiamo un colpevole per qualcosa che invece riguarda unicamente noi stessi.

D’altronde se qualcosa non ci pungesse così sul vivo non avremmo nemmeno tutte quelle reazioni esagerate e folli che manifestiamo ai nostri cari. Possiamo anche trattenerci quanto ci pare di fronte a conoscenti e sconosciuti, ma prima o poi il castello di carte crolla. E se così non è, significa che le nostre speranze di riuscita sono ridotte ai minimi termini.

Con questo voglio dire che avere un luogo in cui far esplodere tutto ciò che in altri contesti sarebbe inammissibile è per noi un tesoro prezioso, un’occasione d’oro per riconoscere qual è il nostro reale stato. Questo però non deve darci il diritto di far emergere puntualmente il nostro peggio.

È dai cocci che raccogliamo in casa che possiamo ripartire.

Ma siamo in grado di riconoscere il valore di ciò?

Nella mia esperienza, direi di no. Ciò che accade di solito è che, data la nostra bassa capacità di abbracciare gli eventi con la consapevolezza, ci limitiamo a creare questo genere di associazione:

Con mio marito/moglie viene fuori il peggio di me, dunque ho dei problemi con mia moglie/marito.

NO!

O meglio non è detto.

A volte la famiglia viene percepita come l’ennesimo problema accumulato sui tanti problemi già esistenti.

In realtà la famiglia, soprattutto la coppia, è il sensore, non il problema.

Se qualcosa in me non va, verrà fuori nella coppia, perché per nostra indole ed impostazione culturale, abbiamo grandi difficoltà ad osservare le nostre dinamiche interiori. Per cui per vederle abbiamo necessità di proiettarle fuori ed amplificarle. Ma spesso non ci basta nemmeno questo, e anzi preferiamo credere che il problema sia unicamente fuori.

Non ci sono stati dati i mezzi per riconoscere quali calli dolenti la vita ci ha pestato.

Questi mezzi si acquisiscono tramite la seconda educazione, la quale attualmente non possiamo ricevere né dalla scuola né dalla famiglia, ma dai maestri che incontriamo al di fuori di questi contesti.

Ed un assunto fondamentale che questi maestri possono insegnarci è questo:

Se reagisci così forte, è stato toccato un tuo callo dolente. La tua macchina vorrà mantenere lo status quo, dunque metterà in moto certi ammortizzatori per non farti sentire la tua ferita. Quindi vedrai nemici fuori quando in realtà occorre ascoltare il bambino ferito che è in te.

Senza questo genere di passaggio, non vedo come una coppia possa non esplodere, se non trovando escamotage come i figli, i quali obbligano a spostare l’attenzione fuori. Ma questo è un altro argomento.

Una coppia nasce spontaneamente ma deve crescere grazie all’intenzione di entrambi. Se al momento ti senti l’unico/a in questa posizione, siedi ed aspetta. Ma non per sempre.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.