Lazzaro – Sonno reale, non metaforico

“Non vi è niente di nuovo nell’idea del sonno. Fin dalla creazione del mondo, è stato detto agli uomini che essi erano addormentati e che dovevano svegliarsi. Per esempio, quante volte leggiamo nei Vangeli: ‘Svegliatevi’, Vegliate’, ‘non dormite’. I discepoli del Cristo, persino nel Giardino di Getsemani, mentre il loro Maestro pregava per l’ultima volta, dormivano. Questo dice tutto. Ma gli uomini lo comprendono? Essi considerano ciò una figura retorica, una metafora. Non vedono affatto che deve essere preso alla lettera.”

Frammenti di un insegnamento sconosciuto

 

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Resurrezione di Lazzaro, Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova

Il passaggio riguardante la resurrezione di Lazzaro, nei Vangeli, racconta molto bene questo aspetto, benché ne contenga anche molti altri.

Quando gli viene presentata la condizione dell’uomo, Gesù risponde così:

“Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato”. (Gv 11, 4)

Ogni volta che un nostro “io” dormiente viene colto in flagrante, completamente perso nella sua meccanicità, si apre uno spiraglio di luce. Quello spiraglio è rappresentato da uno sforzo di osservazione, un inizio di non-identificazione, di risveglio. La mia interezza non è più composta unicamente da quell’emozione negativa, giudizio o immaginazione, bensì è divisa tra l’evento e colui che osserva l’evento.

Ma non è finita. Da lì, si apre una nuova, ulteriore e più profonda possibilità.

Tre possibilità

Illustrazione tratta da “Le Influenze Celesti” di Rodney Collin

“Egli deve ricordare che lui stesso e la sua situazione sono posti alla presenza di poteri superiori, che entrambi sono bagnati da influenze celesti. “Affascinato” egli è completamente assorbito dall’albero che guarda; con l’attenzione divisa egli vede sia l’albero che se stesso, che lo guarda; ricordando egli è consapevole dell’albero, di se stesso e del sole che brilla imparzialmente su entrambi.”

Rodney Collin

Oggetto esteriore (albero) o stato interiore che sia, per tornare alla citazione dal passo del Vangelo di Giovanni, la stessa esistenza della condizione del sonno implica la possibilità di un risveglio. Temporaneo, ma pur sempre un risveglio.

Alzarsi dal letto la mattina dopo una nottataccia è una fatica. La stessa cosa vale per lo sforzo di attenzione divisa e di ricordo di sé, con l’unica differenza che questi ultimi possono essere ripetuti un numero indefinito di volte nell’arco della giornata. Non a caso si chiama sofferenza volontaria.

«Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui» (Gv 11, 8-10)

L’episodio di Lazzaro, tra i numerosissimi significati che contiene, non parla di sonno metaforico, ma di sonno reale.

4 commenti
  1. amanda montanari dice:

    Ciao Luca,
    mi ha sempre impressionato la vicenda dell’orto dei getsemani proprio nel particolare del sonno dei discepoli. La interpretavo da una parte come una grande difficoltà a “reggere” la presenza di una energia cosi potente come quella del Cristo; dall’altra come un monito: pure nell’ultima veglia, quando è richiesta preghiera e presenza, seppur discepolo, rischi di cadere addormentato!
    Perciò sono contenta tu abbia deciso di scrivere in questo modo (ti devo fare i complimenti, traspare un intento molto bello da come scrivi, grazie!)

    Oltre a condividere questo pensiero ti scrivo perchè inciampo sul titolo e sul finale dell’articolo: perchè sonno reale e non metaforico? Ora io vado a dormire perchè è tardi e faccio un sonno reale ( e buono, spero) e domattina quando mi sveglio dal sonno reale inizieranno le molte occasioni nelle quali con un comando di “sofferenza volontaria” dovrò risvegliarmi (metaforicamente) da X automatismi. Dico bene?

    Confermami per favore perchè sono una dormigliona e non vorrei mai mi togliessero il mio amato sonno reale 🙂

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    • Luca Giorgetti
      Luca Giorgetti dice:

      Ciao Amanda,

      quando tu dici che ci saranno «le molte occasioni nelle quali con un comando di “sofferenza volontaria” dovrò risvegliarmi», non stai facendo una metafora. Stai parlando di sonno reale.
      Il problema è che nella nostra terminologia comune non esiste una distinzione tra il sonno da stesi nel letto ed il sonno in piedi mentre si cammina, si scrivono post sui social e così via. Anche quest’ultimo è un sonno tutt’altro che metaforico!
      Come quando sei nel letto e dormi perdi contatto con tutti i sensi, se ti osservi noterai che accade la stessa cosa anche mentre sei “apparentemente sveglia” (cammini, etc), solo in una maniera diversa.

      L’obiettivo dell’articolo è proprio questo: evidenziare come non si parli mai, in nessun caso, di sonno metaforico, ma sempre di sonno reale.

      Grazie del tuo commento,
      Luca

      Rispondi
      • amanda montanari dice:

        Mi osservo e noto che il contatto che perdo con i sensi quando dormo nel letto è diverso dal contatto con i sensi che perdo mentre sono apparentemente sveglia.
        Intendo che l’EEG di un dormiente “steso” è senz’altro diversa da un EEG di un dormiente “figurato”. Questo per me determina il “sonno reale” dal “sonno metaforico”, e infatti nella nostra terminologia esiste una distinzione: uno si chiama reale e l’altro metaforico.

        Grazie a te,
        Amanda

      • Luca Giorgetti
        Luca Giorgetti dice:

        Purtroppo, benché per comodità possiamo chiamarlo “metaforico”, metaforico non è!

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